Culture

Le parole e le cose. Viaggio nel mondo digitale e in quello reale.

Le parole e le cose. Viaggio nel mondo digitale e in quello reale.

Viviamo in un mondo digitale e questo ci garantisce velocità, facile connessione con il mondo e soprattutto il fatto che ci sentiamo al centro del mondo,ciascuno protagonista insieme a tutti gli altri. Ovvero siamo tutti protagonisti, o perlomeno pensiamo di esserlo.

Ma non è sempre così, perché il mondo delle cose arriva comunque prima,preesiste a qualsiasi tipo d’interpretazione, a maggiore ragione rispetto alla rete.

In sostanza dobbiamo chiederci che senso avrebbe il mondo senza le cose;certamente le parole hanno la capacità di nominarle,di costruire nuove relazione tra le cose e il mondo,anche se il significato ultimo di qualsiasi affermazione verbale deve essere riportato all’esperienza, altrimenti tutto sarebbe “dicibile”, e quindi il vero e il falso potrebbero scambiarsi i ruoli, liberamente.

Questo è un vecchio dibattito; per chi ha ancora alcuni ricordi scolastici, senz’altro gli verrà in mente il famoso dibattito degli “universali”, durante il periodo delle cultura medioevale, quando ci s’interrogava se esistevano prima i significati delle parole dell’esperienza, ovvero bene e male, giusto e ingiusto e così via fino ad arrivare al tema, cruciale per allora, dell’esistenza di Dio.

Il dibattito aveva due gruppi protagonisti: i nominalisti, per i quali i nomi sono convenzioni per cui non esistono verità prima dell’esperienza, e dall’altra parte, i realisti, i quali affermavano, al contrario, un’esistenza autonoma e oggettiva agli universali, ad esempio, il bello esiste indipendentemnte dalla nostra esperienza.

Sembra un dibattito antico e polveroso; tutt’altro, perché oggi è una questione all’ordine del giorno in relazione al fatto, fondamentale, che senza gli oggetti, i prodotti fisici che ci scambiano e che acquistiamo tutti i giorni, a cominciare dai mezzi di traporto, individuali e collettivi, non sarebbe possibile la cultura digitale, che è al servizio delle cose e non viceversa.

Quindi siamo dei “nominalisti”, ovvero usiamo le immagini, le parole, in sostanza la rete, per parlare del mondo reale, e mai pensiamo che il mondo reale possa essere sostituito da chi lo rappresenta.

Le immagini, i segni che ci scambiano al posto delle “cose”,certamente sono fondamentali per incrementare la conoscenza, gli aspetti valoriali, le relazioni, ma non potranno mai sostuire la realtà empirica; ovvero la finanza al servizio della produzione e non viceversa, e quindi la cultura digitale al servizio dei prodotti perchè, anche se gli indici delle Borse ci indicano altro, la ricchezza reale viene e verrà sempre dai processi di produzione e di trasformazione.

Chi progetta e produce automobili sa che, pur nel cambiamento e nella diffusioni di nuove tecnologie di carattere digitale, alla fine sarà sempre la “cosa” a definire, da tutti in punti di vista, la qualità, le prestazioni, il valore economico del prodotto.

Come afferma Gillo Dorfles,nel dialogo che introduce il libro.”Il Design come racconto: MINI Design Award, BMW Creative Lab” edito da Skira, ”l’automobile rimane l’unico mezzo di libertà dell’uomo per muoversi in una città o in un territorio”.

Il viaggio digitale sarà sempre un’altra esperienza.

Aldo Colonetti

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