Le storie si possono raccontare in vari modi. Si può prendere il microfono e registrare un podcast, oppure buttarsi con penna e carta e scrivere. Poi si possono raccontare anche tramite gli oggetti. Prendiamo Sir Paul Smith. Io di lui sapevo alcune cose. Per esempio che è uno stilista, uno di quelli famosi. Che ha disegnato vestiti sia per politici che per squadre di calcio. Che è anche un designer, e che in questa veste ha collaborato con MINI. Quello di cui non avevo idea era di dove fosse. Cioè, mi era chiaro che fosse nato e cresciuto in Inghilterra, anche perché dubito che il Manchester si sarebbe mai fatto disegnare le casacche da stilisti americani, ma non sapevo dove fosse nato. Questo l’ho scoperto da poco, grazie ad una storia che mi ha raccontato. Non direttamente, sia chiaro. Attraverso una MINI. Anzi, per essere precisi, attraverso il tettuccio di una MINI.
La collaborazione tra Sir Paul Smith e MINI è nata nel ’98, ed è sempre stata all’insegna del motto dello stilista: “Classic with a twist”. Quell’anno Smith venne chiamato per reinterpretare la Mini classica, allora ancora sotto Rover Group. Decise di usare il blu delle sue camicie, il Paul Smith Blue, per dare un tocco di eleganza in più alla Mini. All’inizio il suo era solo un esercizio di stile, però l’interesse era talmente forte da portare ad una produzione in serie limitata dell’auto. L’anno dopo esce la Mini Paul Smith, una Mini classica verniciata a mano con 86 strisce in 26 colori diversi. Poi sono arrivate le auto elettriche: nel 2021 la MINI strip, una macchina minimalista e sostenibile modellata sulla Cooper elettrica; nel 2022 la MINI Recharged x Paul Smith, una rielaborazione del modello del ’98, che mantiene lo stesso design ma introduce materiali sostenibili e riduce all’essenziale la strumentazione.
Poi, alla Milano Design Week di quest’anno, all’interno dell’installazione “A Garden of Curiosity”, è stata presentata la nuova MINI Cooper Paul Smith Edition. Un auto disponibile in varie combinazioni di colori, ad esempio bianca con tettuccio verde. Un verde chiamato Nottingham Green. Un verde che mi ha raccontato un po’ di Paul Smith, che a Nottingham, la città di Robin Hood, è nato e cresciuto.
Io avevo dato per scontato che fosse londinese, o al massimo di Manchester. Invece è nato in una di quelle città troppo grandi per essere pittoresche, troppo piccole per essere delle metropoli. Un posto qualsiasi, tranne per chi ci abita. Ora, si potrebbe dar per scontato che uno stilista che ha negozi a Tokyo e Los Angeles possa volersi distaccare dalle sue origini. Diventare uno di quegli artisti che nascondono il proprio accento e la loro provenienza. Smith invece non ha mai reciso il suo legame con Nottingham: solo per fare un esempio, nel 2013 ha disegnato le cravatte per gli alunni della scuola elementare che aveva frequentato anni prima. E, adesso, ha deciso di raccontare la sua città attraverso il tettuccio delle nuove Mini Cooper.
Non farò finta di essere stato a Nottingham. Non dirò di aver riconosciuto il verde tipico dell’entroterra inglese da quel tettuccio. Però posso dire che quel colore e quella scelta mi hanno colpito. Hanno fatto quello che fanno le grandi storie, mi hanno fatto entrare in empatia con chi le racconta. In questo caso, Paul Smith.
Io vengo da una città piccola, nel mio caso dell’Abruzzo e non della campagna inglese. Una di quelle da cui si emigra e basta, soprattutto se si vuole fare carriera in campo artistico. Sono più di dieci anni che torno solo per matrimoni, visite dal dentista e feste comandate. Però, ogni volta che scrivo, ho la tentazione di parlare dei luoghi che mi hanno cresciuto. Anche di nascosto, magari mettendo un lago a forma di cuore o un pezzo di una canzone di Ivan Graziani.
Penso che tutti i creativi, ad un certo punto, devono decidere se ignorare le radici o farle diventare parte integrante delle proprie narrazioni. È un po’ come l’accento: c’è chi lo perde, chi lo mantiene, e chi lo mischia agli altri che incontra durante i propri viaggi. Non ho dubbi su quale sia stata la scelta di Paul Smith. Basta guardare il tettuccio della nuova MINI.
Smith ha deciso di prendere un dettaglio della sua città e raccontarlo al mondo. Il verde di quella città dell’entroterra adesso è diventato il verde delle nuove MINI. Lo stilista ha detto: questo è il colore della mia città, è bello e voglio che diventi anche il vostro verde. E, come le storie dopo essere state raccontate, quel verde potrebbe assumere altri significati: potrebbe essere il colore della prima macchina di una giovane coppia Romagnola, o quello di un nonno che porta i nipoti al mare in qualche città dell’Adriatico.
Ora, non tutti quando leggeranno Nottingham Green potrebbero avere la mia stessa reazione. Molti – anzi, mi auguro tutti – sceglieranno quel verde perché è bello, perché sta bene con il bianco della carrozzeria. Ed è qui che sta la bravura di chi racconta storie. Non ci godiamo una storia perché l’autore ci spiattella in faccia il suo obiettivo. La godiamo perché è ben scritta, perché i personaggi prendono e i dialoghi hanno ritmo. Però, una volta finita, il messaggio dell’autore ci rimane dentro. Ed è la stessa cosa con quel tettuccio: scegliendolo perché è bello, ci portiamo a casa un pezzo della storia di Paul Smith.


