“Il pubblico non considera gli insetti. Al massimo li vede come creature piccole e fastidiose, mentre sono fondamentali: per gli ecosistemi, per l’agricoltura, per la sopravvivenza delle specie, per l’impollinazione, per migliaia di motivi. E per questo vanno santificati”. La Rosalia alpina è uno di questi insetti: un coleottero fondamentale per la natura e a rischio scomparsa. La Rosalia vive soprattutto nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: un luogo che è un po’ sacro per gli abruzzesi, abituati fin da piccoli a gite scolastiche per i sentieri di Pescasseroli, passeggiate domenicali in famiglia ed escursioni con gli amici esperti di montagna.
Dal 18 luglio, durante una di queste incursioni nella natura, dei visitatori potrebbero imbattersi in una Rosalia gigante, di tre metri e mezzo. Si tratta della Santa Rosalia, un’opera che l’artista Hilario Isola ha pensato e costruito in occasione della nona edizione di ArteParco, l’iniziativa dell’imprenditore Paride Vitale per portare l’arte contemporanea all’interno della natura, sviluppata insieme al Parco, al comune di Pescasseroli e al brand di profumi PARCO1923 e resa possibile grazie anche a partner come BMW.
Come da tradizione per le opere di ArteParco, Santa Rosalia non verrà smantellata. Rimarrà lì, come sono rimaste le altre installazioni, andando ad arricchire quei percorsi del Parco che uniscono arte e natura e sorprendendo i visitatori con la sua mole. L’idea di Isola è infatti quella di “portare l’insetto dalla sua dimensione microscopica ad una dimensione monumentale”, e per questo la Rosalia sarà appunto di tre metri e mezzo. Un modo per far capire a chiunque si ritrovi a passeggiare lungo i percorsi del Parco, l’importanza degli insetti, che non sono solo un piccolo fastidio ma una risorsa immensa per la natura.
La scelta di rendere la Rosalia gigantesca è anche un richiamo al periodo Carbonifero, in cui l’uomo non era ancora parte della terra e gli insetti erano enormi. Come ci ha raccontato Hilario, è questo, in un certo senso, l’assunto del suo lavoro: immergersi in un’epoca del mondo in cui l’uomo non esisteva. “Per me il Parco è un po’ così: un posto che torna a essere della natura, una natura preumana, dove l’uomo è più che altro un visitatore; non più attivo sul paesaggio in modo dannoso, ma semmai passivo e ricettivo. Per questo l’insetto grande diventa un insetto preistorico, precedente alla storia umana: diventa enorme, una presenza aliena che domina il paesaggio e ne diventa protagonista. Santo e protagonista”.
Il Parco, però, non racconta solo della natura, ma parla anche del rapporto che le popolazioni del luogo avevano con il territorio. Basta guardare ai sentieri degli escursionisti, che spesso incrociano le vecchie vie della pastorizia. Quello dei pastori, come altri mestieri, sta scomparendo, così come stanno venendo meno certi saperi tradizionali; Hilario, nelle sue opere, cerca di salvare questo patrimonio.
La tecnica utilizzata per creare Santa Rosalia riflette infatti questa sua indagine sulla cultura popolare: l’opera è infatti completamente costruita in rame, secondo le vecchie tecniche di lavorazione di questo materiale. “Per realizzare Santa Rosalia ho iniziato a lavorare il rame con una tecnica antichissima, legata principalmente alla coltivazione della terra. Il rame ossidato diventa verde, come la Rosalia, ed è da lì che è partita l’idea”. Attraverso le tecniche che ha appreso da un artigiano piemontese esperto in rame, in tre mesi è riuscito a ricreare l’esoscheletro della Rosalia alpina. Per Isola Santa Rosalia è una scultura diversa da quelle che siamo abituati a vedere: non è una scultura piena, “ma una scultura del vuoto, un’opera che è più legata all’assenza che alla presenza”.
Come detto, l’intuizione è partita dal colore del rame ossidato. Ma, alla fine, ha deciso di lasciar fare alla natura parte del lavoro: “ho scelto di lasciare che sia l’opera stessa a integrarsi e a ossidarsi nel tempo, magari nell’arco di cinquant’anni, per diventare blu”. In questo modo saranno i visitatori a dover immaginare l’opera così come sarà fra 5 o 10 anni: si tratta di un passaggio mentale che “fissa l’opera in una parte preziosa della memoria di chi la osserva”. Magari quegli stessi visitatori, quando torneranno nel Parco dopo un po’ di tempo, si ricorderanno di un insetto gigante e andranno a vedere quanto sarà cambiato.
Anche la scelta del luogo esatto in cui installarla non è stata immediata. L’ha cambiato più volte, affidandosi molto più all’istinto che alla razionalità. Gli insetti, infatti, vanno da soli a cercarsi il proprio habitat, e così ha fatto anche la Santa Rosalia: “All’inizio avevo scelto un posto, ma ho capito che non andava bene. Alla fine mi sono affidato alla Santa ed è stata lei a scegliere il suo posto”.
Un posto pensato per sorprendere i visitatori di ArteParco che, camminando, si ritroveranno davanti un coleottero gigantesco. Alla fine, “se scopri qualcosa per sorpresa, quella cosa diventa più tua e resta più nella tua mente”. E non solo: la speranza è che chi guarderà Santa Rosalia inizi ad osservare gli alberi del Parco con occhi diversi, magari cercando i piccoli fori dove vive davvero la Rosalia alpina. Potrebbe diventare un gioco, cercare quei piccoli condomini di coleotteri sui tronchi. Magari, nella stagione giusta, un bambino molto fortunato potrebbe anche notare una vera Rosalia passeggiare vicino alla sua gemella gigantesca.

