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Tifiamo per tutti

Scuola Holden

La mia prima gara ciclistica su strada l’ho vista che avrò avuto quattro, forse cinque anni. Era l’inizio dell’estate, ed ero con mio padre, mia madre e qualche altro parente che ormai non riuscirei più a riconoscere. Ricordo il viaggio infinito lungo le strade del Salento, fino a un paesino di cui non avevo mai sentito parlare. Ricordo che, una volta arrivati, ci siamo messi sulla strada, davanti alle transenne, ad aspettare per ore – magari erano minuti, ma da bambino ero impaziente – fino all’arrivo dei primi atleti in bici. Mentre intorno a me tutti urlavano e festeggiavano il passaggio delle bici, io ho chiesto ai miei genitori per chi tifavamo. “Tifiamo per tutti” mi hanno risposto.

Ogni volta che leggo qualcosa sulla staffetta di Obiettivo Tricolore, mi torna in mente questa frase. Il 21 settembre sessanta atleti paralimpici partiranno per una staffetta, un tragitto che li porterà da Cervia a Trieste. Questi atleti non saranno in competizione tra di loro come quelli che ho visto da bambino, ma correranno insieme per arrivare alla fine, al traguardo dell’8 ottobre, passando per sette regioni diverse. Correranno anche nel ricordo di Alex Zanardi, che ha dato il via a questa tradizione nel 2020, con la prima edizione di Obiettivo Tricolore.

Durante la staffetta ci saranno quindi sessanta persone da tifare. Fa strano pensare in questo modo allo sport: siamo sempre abituati a prendere le parti di uno contro un altro, della squadra del cuore contro i nostri rivali. È così che funzionano le competizioni, con un vincitore e uno sconfitto, con qualcuno che se ne va via con un po’ più di amarezza e un altro che festeggia. Una staffetta ribalta questa visione, e permette di prendere le parti di tutti e sessanta gli atleti che attraverseranno il nord e centro Italia in handbike, a piedi o su una bici. C’è chi prenderà il testimone dai para-triatleti dell’Ironman, il 20 settembre a Cervia, e poi partirà il giorno dopo per Sogliano al Rubicone. C’è chi dovrà affrontare invece i 1500 metri di dislivello del monte Zoncolan, oppure correre lungo la dorsale del Passo del Cisa, costeggiando Liguria, Emilia-Romagna e Toscana. Tutti e sessanta contribuiranno a portare a termine la staffetta, e tutti e sessanta potranno contare sul tifo dei compagni di squadra e di tutte le persone che saranno lì, tappa per tappa, ad aspettarli al passaggio del testimone.

Che poi, se ripenso a quella gara, la rivedo come una piccola festa. Finita la corsa la gente è rimasta in strada: c’era chi era tornato apposta a casa per la gara, e ne aveva approfittato per rivedere i parenti e gli amici; chi era lì in vacanza e voleva vedere di cosa si trattava; c’erano anche dei semplici appassionati di sport, che seguivano tappa per tappa le gare. Indipendentemente dal motivo, la gente è rimasta lì a chiacchierare, a mangiare insieme, a cercare di intercettare i ciclisti per complimentarsi. In fondo è sempre bello incontrare le persone per cui si è fatto il tifo.

Ecco, immagino che sarà lo stesso dopo le tappe di Obiettivo Tricolore: ci saranno i villaggi sportivi dove incontrare atleti e vedere una handbike dal vivo, ci saranno gli eventi con le associazioni sportive del posto o gli incontri con le scuole. Ogni tappa avrà il suo momento in cui gli atleti e gli spettatori avranno la possibilità di passare del tempo insieme, di chiacchierare e conoscersi, magari di discutere su cosa significhi praticare sport paralimpici e su quali siano le differenze tra una bici e una handbike.  E questi momenti me li immagino un po’ come quelli che ho vissuto in quel paesino sperduto nel sud della Puglia.

Anche l’arrivo, l’8 ottobre a Trieste, non riesco a non vederlo come una festa. L’ultima tappa di Obiettivo Tricolore coinciderà con la Barcolana, la regata internazionale più grande al mondo, dove possono partecipare sia velisti professionisti che appassionati, sia imbarcazioni di trenta metri che barche capaci di ospitare massimo una persona. Il testimone di Obiettivo Tricolore arriverà alla fine del suo percorso accolto da migliaia di vele nel golfo, da turisti, da gente del posto e da altri atleti. E, magari, anche da un bambino pronto a tifare per tutti.