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Concorso d’eleganza di Villa d’Este – visti da Holden

Scuola Holden

La luce del giorno rimbalza sulle acque del Lago di Como e si scompone in riflessi d’argento e cobalto. Corre fin sulle rive di Villa d’Este, si arrampica sull’argine di pietra coperta di edera e ripete lo stesso gioco sul metallo delle vetture parcheggiate nell’immenso terrazzo di ghiaia. Il red carpet è già pronto, gli stendardi vibrano nel vento, e tutte quelle auto – quelle d’epoca come quelle di ultima generazione – sono circondate da folle di visitatori in attesa di scoprire quali si aggiudicheranno i premi del Concorso di Villa d’Este: il riconoscimento più prestigioso, la Coppa d’Oro, sarà assegnato dal pubblico alla carrozzeria più elegante; a Villa d’Este, infatti, le vetture si vivono come opere d’arte, esposte in uno scorcio di bellezza perfetta.

Tutte le carrozzerie, lucide e perfette, trattengono i riflessi di luce e ne fanno un rivestimento impalpabile, sfavillante, quasi una cera speciale. È proprio quell’aura magica ciò che una bambina, avvicinatasi a una BMW 501, cerca di afferrare. Si è tolta il cappellino di paglia e l’ha lasciato tra le mani del padre, poi ha allungato un braccio per appoggiare un palmo sulla portiera – il sole ha già reso tiepida la superficie. Ora, per un istante, la sua mano percorre la maniglia, liscia e sottile, poi torna sul metallo ricurvo e si stende, le dita allargate come a sondare il ventre di una creatura. Le sembra quasi di percepire l’agitarsi di un cuore, oltre quello strato – la luce attraversa le sue nocche e si infila in quel tocco, come fosse appoggiata a una stella.

«Che cos’è, papà?» chiede.

«Cosa intendi?» risponde lui, il cappellino appeso al bastone da passeggio.

«Sembra… viva».

L’uomo guarda la figlia e si prende un attimo per pensare. Vorrebbe dire che quello che sente è soltanto il battito del suo cuore restituito dalla pressione della pelle contro il metallo caldo, ma la verità è che lì dentro, forse, un’anima c’è davvero. In quel momento gli sembra bello  credere – anche solo per un istante – che quella che sente la bambina sia la vibrazione del cuore di tutti coloro che hanno reso quella vettura una pietra miliare. E forse, è davvero possibile che qualcosa sia sopravvissuto, reso eterno dalla bellezza, impigliato negli atomi di quella struttura: gli sembra di poterle sentire, le voci concitate dei progettisti nelle notti insonni passate su tavole larghe quanto una scrivania, o il fruscio dei gesti veloci e precisi degli operai, il ronzio di macchinari e strumenti, lo sconforto del riscontrare un errore, o un’imperfezione, e la gioia esplosiva dell’averlo risolto – per quanto sia muto, un oggetto nasconde sempre il concerto di suoni che ne hanno segnato la realizzazione.

L’uomo guarda la figlia. Vorrebbe raccontarle l’eccellenza dietro ciò che sta toccando, vorrebbe raccontarle quella storia grande e densa, una storia fuori dal tempo, una storia che, ormai,  è Storia perché racchiude l’impegno di centinaia e centinaia di cuori, perché concentra in sé la fatica e il genio di donne e uomini che hanno dedicato il proprio, di tempo, a qualcosa che vivrà più a lungo di loro nell’eleganza e nell’unicità di ogni componente. La bambina, però, si è già staccata dalla vettura e si è spostata di qualche passo per ammirarla nella sua interezza.

«È così bella» dice, soddisfatta.

«Sì, lo è» risponde lui, e la guarda allontanarsi, in mezzo alla folla.

Poi, l’uomo si sposta davanti alla BMW 501. Il suo sguardo la assimila come una fotografia: sotto è incorniciata dalla distesa di ghiaia, e sopra dalle fronde degli alberi già piene e verdi; subito dietro, la balaustra, e un frammento del Lago scuro e brillante, sorvegliato dall’andamento delle vette.

«Papà, guarda!» lo richiama lei, a gran voce, indicando qualcosa all’interno di un folto capannello di persone. Il Concorso è al suo apice, e nell’aria corre un vocio di meraviglia e impazienza: di bocca in bocca già rimbalzano dei possibili candidati per il premio assoluto, il Trofeo BMW Group

L’uomo sfila il cappellino dal bastone, e inizia a muoversi verso di lei. Glielo porge, facendole cenno di rimetterlo: il giorno ora è di un caldo intenso. Sulla BMW, al confine con il cruscotto, sopra la griglia anteriore, il logo risplende d’argento e cobalto.